
Aumenta il ricorso a strutture private…
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Secondo la Relazione 2024 sui servizi pubblici del CNEL (Consiglio Nazionale Dell’Economia e del Lavoro) che, ai sensi della legge 936/1986, è chiamato ad inviare annualmente al Parlamento e al Governo, in ambito sanitario si preferisce sempre di più il privato convenzionato per i ricoveri necessari per interventi chirurgici. Sono ormai oltre uno su 3 e sono in crescita, come evidenzia il Cnel nel documento annuale.
Ed invero, dalla Relazione è emerso che L’Italia è il secondo Paese europeo, dopo i Paesi Bassi, con il minor ricorso all’ospedalizzazione. Tuttavia, un quarto dei ricoveri avviene in strutture private accreditate e le degenze medie sono le più lunghe in Europa, dovute alla selezione dei pazienti più gravi per il ricovero e all’elevata età media della popolazione.
Secondo l’indagine, nell’ultimo quinquennio è cresciuto del 2,3% il ricorso alle strutture private accreditate per ricoveri chirurgici. In particolare, un quarto delle ospedalizzazioni (27,1%) avviene in strutture private accreditate e circa il 35% di tutti i ricoveri chirurgici viene effettuato in strutture private.
Il rapporto segnala, inoltre, che nell’ultimo decennio (2022-2012) i ricoveri ordinari in acuzie si sono ridotti del -20,9%; seguono quelli diurni in acuzie, con una riduzione del -37,5%, mentre quelli in riabilitazione ordinaria si sono ridotti del -16,0% rispetto al 2012 e quelli diurni del -47,0%. Infine, i ricoveri in lungodegenza sono diminuiti del -36,5%. Nel 2022, la degenza media ordinaria in acuzie era pari a 7,2 giornate, in aumento (+0,5 gg rispetto al 2012); quella in riabilitazione era pari a 26,4 giornate (+0,2 gg rispetto al 2012) e quella in lungodegenza a 24,8 giornate (-3,9 gg). Per quanto concerne gli accessi diurni medi, quelli in acuzie risultavano pari a 2,7 (in riduzione di -0,1 gg rispetto al 2012); in riabilitazione erano pari a 16,7 (+3,7 gg).
A livello regionale la degenza media dei ricoveri ordinari in acuzie, standardizzata per età, varia da Nord a Sud fra il valore massimo della Valle d’Aosta (8,4 gg) e quello minimo della Provincia Autonoma di Bolzano (6,4 gg). Nella Relazione si sottolinea anche il dato che riporta l’aumento della quota di coloro che hanno rinunciato alle cure con 4,5 milioni di persone che per ragioni economiche, organizzative o per la lunghezza delle liste di attesa hanno dovuto rinunciare a visite mediche e accertamenti sanitari. Per quanto riguarda la spesa sanitaria pubblica in Italia, si precisa nella Relazione, questa copre il 75,6% delle risorse complessive, attestandosi a 122,1 miliardi di euro. Sebbene in aumento in termini nominali, risulta in calo se si considera l’effetto dell’inflazione, rimanendo “tra le più basse d’Europa”. Nel frattempo, la spesa privata sostenuta direttamente dai cittadini continua a crescere, raggiungendo nel 2022 i 40,2 miliardi di euro (+5%).
I dati riportati dal CNEL mettono in luce, quindi, le fragilità del sistema pubblico, gli antichi divari territoriali e sociali e attestano marcate differenze di performance dei servizi a livello regionale. Tutto ciò fa sì che il perdurare delle diseguaglianze continui a penalizzare la parte della popolazione che ha maggiore difficoltà economiche e sociali.