
Il Ministro Schillaci…
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Esaminando i dati del monitoraggio dell’Agenzia Nazionale per i Servizi Sanitari Regionali (Agenas) relativo al secondo semestre del 2024, pubblicato nei giorni scorsi, si evince che delle 1400 case di comunità previste dal PNRR fino ne sono state realizzate 485 e che i cantieri avviati sono 940. In realtà, quello è il numero delle case che hanno attivato «almeno uno» dei numerosi servizi previsti dal dm 77. Ma a leggere i dati si capisce che in molti casi è stata semplicemente cambiata l’insegna a ambulatori già esistenti, senza aggiungere nuove funzioni. La presenza medica 24/7 prevista dal decreto, ad esempio, è garantita solo in 158 case. Quella infermieristica di 12 ore al giorno in 122. In tutto, solo 46 case di comunità (il 3% di quelle previste) garantiscono tutti i servizi stabiliti dalla norma. 20 di queste – quasi la metà – si trovano in Emilia-Romagna e Toscana, dove le «Case della salute» esistono da anni. Per completare il restante 97% è rimasto solo un anno dei cinque su cui è spalmato il Pnrr.
A tal proposito, il Ministro della Salute Orazio Schillaci rispondendo in Aula alla Camera al question time ad un’interrogazione on topic ha così ribattuto alle critiche sollevate sulla presunta mancata attuazione della riforma. “All’esito del monitoraggio riferito, al secondo semestre 2024 risultano attive 485 case di comunità. Non si rilevano, ad oggi, criticità rispetto agli impegni assunti per la Commissione europea. Devo far presente, inoltre, che nella recente cabina di regia dedicata alla Missione 6, presieduta dal Ministero degli Affari europei, il PNRR e le politiche di coesione, il 6 marzo scorso, a livello nazionale, sono stati avviati cantieri per oltre 940 case di comunità, superando il 90 per cento dei cantieri previsti per il raggiungimento del target”.
Quanto alla carenza di personale sanitario: “È in corso un confronto serrato con le regioni per individuare un nuovo modello di erogazione delle cure primarie, che potrebbe riorganizzare anche i rapporti contrattuali, in particolare il ruolo unico di assistenza primaria. Si sta discutendo, poi, sul regime da applicare anche attraverso un confronto con le categorie interessate”.
Ha proseguito poi “Ricordo che il decreto del Ministero della Salute n. 77 del 23 maggio 2022 ha delineato il nuovo modello organizzativo dell’assistenza territoriale nel Servizio sanitario nazionale, il cui perno è il distretto sanitario e al cui interno riveste un ruolo fondamentale la casa di comunità. Come è noto, la casa di comunità introduce un modello organizzativo di approccio integrato multidisciplinare, con un’équipe multiprofessionale territoriale. In tali strutture, per poter erogare tutti i servizi sanitari di base, è previsto che operino in équipe medici di medicina generale e pediatri di libera scelta, in collaborazione con infermieri di famiglia o comunità ed altri specialisti ed operatori sanitari. Più precisamente, per quanto riguarda le case di comunità con presenza medica obbligatoria, è stabilito che prestino servizio, in quanto facenti parte del ruolo unico di assistenza primaria, medici di assistenza primaria ad attività oraria e medici di medicina generale a ciclo di scelta.
«La sanità – ha aggiunto il ministro – è ingolfata da anni di errata programmazione, da misure-tampone senza una strategia e da una frequente incapacità di spesa dei fondi da parte di molte Regioni. Questo governo ha aumentato i fondi per gli stipendi del personale e per abbattere le liste d’attesa, l’abolizione del tetto di spesa per le assunzioni sarà fatto da questo Governo; l’aumento di interventi a tutela della sicurezza del personale è di questo Governo; il blocco della vera privatizzazione ovvero dello scaldalo dei medici a gettone è di questo Governo. Così come la costituzione di un gruppo di lavoro di esperti per i protocolli da seguire sulle prestazioni e quindi sulle liste d’attesa. Non ci basiamo solo su casi gravi presi alla rinfusa ma cerchiamo soluzioni strutturali».