
La PMA entra nei LEA: le Regioni…
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I Lea definiscono le prestazioni sanitarie essenziali che ogni cittadino ha diritto di ricevere gratuitamente o dietro pagamento di un ticket uniforme su scala nazionale. Fino a oggi, la Procreazione Medicalmente Assistita-Pma, ossia l’insieme delle tecniche che hanno lo scopo di aumentare le possibilità di una gravidanza, è rimasta fuori dai Lea costringendo molte coppie a sostenere autonomamente spese considerevoli, con trattamenti che potevano costare oltre 5.000 euro per ciascun ciclo. Dopo una lunga battaglia e diversi mesi di attesa, la procreazione medicalmente assistita è entrata nei Livelli essenziali di assistenza, diventando finalmente accessibile a tutte le coppie italiane a costi ridotti. Questa decisione non solo uniforma l’accesso alla Pma su tutto il territorio nazionale, ma rappresenta anche una risposta concreta a un problema sociale di ampie dimensioni: il calo della fertilità. Dal nuovo anno, infatti, la fecondazione omologa e quella eterologa (resa legale in Italia dopo una sentenza della Consulta del 2014) rientrano nei Lea insieme ad altre attività sanitarie, come la consulenza genica, l’adroterapia e varie prestazioni per chi è affetto da malattie rare. Con l’inclusione nei Lea, le coppie potranno richiedere alla propria Regione di appartenenza di accedere alla Pma con il pagamento di un ticket che oscilla tra 100 e 300 euro, a seconda del trattamento. Le nuove regole fissano anche limiti precisi: le donne potranno accedere ai trattamenti fino a 46 anni e saranno consentiti un massimo di sei tentativi per coppia. La previsione è che le procedure aumenteranno notevolmente.
L’ingresso nei Lea obbliga, dunque, le Regioni ad organizzarsi e a mettere in piedi nuovi servizi. Qualcuno, come la Puglia, pagherà il conto per chi si rivolgerà ai centri privati, mentre organizza i centri pubblici. Nel Lazio è stata istituita la Rete della Procreazione medicalmente assistita resa possibile attraverso una pianificazione capillare e organica del Servizio sanitario regionale partendo dalla messa a terra graduale della Rete ospedaliera 2024-2026 e dalle 14mila assunzioni, l’investimento più importante degli ultimi 20 anni, pari a 661,5 milioni di euro, per il reclutamento del personale. Provvedimenti essenziali e propedeutici per la Rete della Procreazione medicalmente assistita, dove opereranno, ad esempio, ginecologi, endocrinologi-andrologi, urologi, anestesisti, psicologi, biologi, chirurghi generali, specialistici e infermieri.
Tra i punti di forza della Rete sono previste le istituzioni del coordinamento regionale della Procreazione medicalmente assistita, dei centri hub e spoke, previsti rispettivamente nelle Aziende ospedaliere e in strutture pubbliche o accreditate in modalità ospedaliera o territoriale, insieme agli ambulatori di prossimità attivati dalle Aziende sanitarie locali.
Spiega Luca Mencaglia che coordina la rete Pma, “avviamo 5 centri pubblici e apriamo alle manifestazioni di interesse dei privati. Così accoglieremo anche a chi arriva da fuori Lazio”. Fino ad oggi, circa il 30% dei cicli era fatto a cittadini che cambiavano Regione. “Ora — dice Mencaglia — i cittadini che si sposteranno aumenteranno, visto che le Regioni dovranno rimborsare il trattamento anche se svolto altrove. Il numero generale dei cicli, inoltre, aumenterà perché chi non poteva permetterseli da ora in poi ha la copertura del servizio sanitario nazionale”.
Nonostante queste previsioni siano considerate un progresso, il rimborso previsto per le strutture convenzionate è ritenuto insufficiente dagli operatori.
Le tariffe prevedono, infatti, per i privati convenzionati, 2.700 euro di rimborso per la PMA omologa e 3.000 per l’eterologa, cifra considerata troppo bassa. Il servizio pubblico nel settore è molto debole e questo sarà un ostacolo, almeno all’inizio, all’applicazione del nuovo Lea. Secondo l’Istituto superiore di sanità, su 190 strutture attive in Italia, solo 66 sono pubbliche, 17 convenzionate e ben 107 private pure.