Leggi articolo

Il termine ri-abilitare esprime con chiarezza l’obiettivo di “rendere nuovamente abile” un soggetto affetto da una menomazione che gli procura una dis-abilità. È quindi evidente la proiezione prospettica e la finalizzazione dell’intervento, che può avere una durata più o meno lunga – in rapporto al progetto terapeutico – ma che in ogni caso deve avere obiettivi definiti e misurabili. Nella nostra associazione sono rappresentate le diverse anime del mondo riabilitativo: il modello prettamente “ospedaliero”, tipica del percorso post-acuzie, con obiettivi di recupero e rieducazione funzionale; in modello “extra-ospedaliero” fortemente orientato al recupero della abilità in senso ampio, allo sviluppo di ausili e strategie adattative, al reinserimento psico-sociale e lavorativo, a problematiche di tipo educativo e relazionale; Infine il modello di tipo “residenziale”, generalmente orientato all’anziano, con la rieducazione funzionale residuale in soggetti con patologie minori o con modeste aspettative di recupero. La Medicina Fisica e Riabilitativa costituisce un vero e proprio “Terzo Pilastro” nel sistema sanitario con un ruolo cruciale. Il presidente di Simfer prof. Giovanni Iolascon ha di recente evidenziato una chiara urgenza: potenziare i servizi di riabilitazione integrandoli in tutti i livelli di cura e nei diversi setting, per rispondere a una domanda crescente che riflette l’invecchiamento della popolazione e l’aumento delle malattie croniche. Ogni anno in Italia si registrano circa 4 milioni di accessi a servizi di riabilitazione, coinvolgendo ospedali, cliniche, servizi ambulatoriali e domiciliari. Tuttavia, il bisogno reale è ancora più ampio: oltre 27 milioni di italiani, pari al 44,6% della popolazione, potrebbero beneficiare di interventi riabilitativi.

La riabilitazione si conferma quindi un baluardo della sanità, accanto alla prevenzione e alla cura, e rappresenta una risorsa strategica per migliorare la qualità della vita, promuovere l’inclusione sociale e ridurre i costi sanitari a lungo termine. Tuttavia, molti sono ancora i deficit del sistema da colmare: la carenza di risorse e di personale specializzato, la necessità di integrare i servizi ospedalieri e territoriali e l’urgenza di potenziare la tele-riabilitazione e l’innovazione digitale, anche con i fondi messi a disposizione con il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR).

Di fatto l’attuale sistema normativo in materia appare agli Operatori incompleto sul versante della individuazione e misurazione degli outcome, sui criteri di appropriatezza di intervento per singoli profili di cura, sul problema del confine incerto tra riabilitazione estensiva ed assistenza residenziale.