
Nuovi LEA malattie oculari: a…
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“In Italia stiamo vivendo una criticità molto importante per l’oculistica: un anno di attesa per una visita e due anni di attesa per un intervento di cataratta. Questo è in contrasto con l’evoluzione che oggi abbiamo a disposizione”. Queste le dichiarazioni di Matteo Piovella, Presidente della Società Oftalmologica Italiana che denuncia: “Siamo in grado di operare gli occhi, sostituiamo il cristallino opaco, cioè la cataratta, con un cristallino trasparente che incredibilmente ha la capacità di eliminare ogni tipologia di difetto visivo, ma il nostro problema è che oggi le tecnologie innovative che potrebbero essere a disposizione dei pazienti sono solo l’1% dei 700.000 interventi di cataratta che vengono eseguiti ogni anno. Oggi l’oculistica è cambiata, deve essere accompagnata da esami diagnostici, nuove apparecchiature e tecnologie, semplicemente perché prima non le avevamo. Penso per esempio alla diagnostica per immagini che ci dà delle differenze di misurazione di un millesimo di millimetro e questo, da un controllo all’altro, ci permette di gestire la malattia e soprattutto di evidenziarla negli stadi iniziali. Sappiamo che la difficoltà è sia economica che organizzativa”. Con l’entrata in vigore dei nuovi LEA è a rischio l’accesso a questo tipo di cure.
Anche l’Associazione Pazienti Malattie Oculari (Apmo) manifesta apprensione: “Medici e pazienti – spiega Michele Allamprese, direttore esecutivo Apmo – sono estremamente preoccupati per le possibili conseguenze dell’entrata in vigore dei nuovi Lea. Con la riduzione significativa dei risarcimenti per interventi e cure alle strutture pubbliche, nessun ospedale potrà garantire ai pazienti un accesso equo e tempestivo. A quel punto gli unici pazienti che potranno curarsi saranno coloro che hanno i mezzi economici per rivolgersi a specialisti e strutture private. Mentre chi non potrà pagarsi le cure di tasca propria è destinato a diventare cieco o ipovedente”. L’oftalmologo definisce ‘miope’ l’intento di risparmiare l’oculistica per risparmiare risorse pubbliche, visto che “sacrificare l’oculistica costa molto più di quanto faccia risparmiare sia in termini economici che sociali”. Secondo Francesco Bandello, direttore dipartimento di Oftalmologia, Università Vita Salute San Raffaele Milano e presidente Apmo, “con l’entrata in vigore dei nuovi Lea il destino dell’Oculistica pare segnato e potrebbe seguire quello stesso dell’Odontoiatria: sempre meno pazienti potranno rivolgersi a specialisti in strutture pubbliche. I nuovi Lea prevedono ad esempio un risarcimento per l’intervento di cataratta per ospedali del servizio sanitario e strutture accreditate di circa 800 euro: una cifra troppo bassa perché non adeguata a compensare le spese di personale e materiali”.
A ribadire tale pericolo concreto anche il Presidente dell’Omceo (Ordine Provinciale dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri”) Antonio Magi che interviene sulla questione. ”Per l’Oculistica – puntualizza Magi – potrebbe essere proprio l’intervento di cataratta, che costituisce l’intervento oculistico più effettuato in Italia (circa 600.000 interventi all’anno), a subire le penalizzazioni maggiori per la riduzione della tariffa a poco più di 800 euro. Gli interventi di cataratta sono diventati sempre più precisi ed efficaci ma tutto ciò comporta dei costi maggiori e con il taglio dei rimborsi sarà necessario ridurre gli interventi nelle strutture pubbliche e nelle private convenzionate con un conseguente inevitabile allungamento delle liste d’attesa già sature”.
La riduzione potrebbe riflettersi anche nell’ambito delle strutture private perché potrebbero ridursi anche i rimborsi delle società assicurative che finirebbero per penalizzare anche i pazienti assicurati.
Con l’applicazione dei nuovi LEA alcune tariffe appaiono insostenibili anche per l’Oculistica.
Ed invero, nel nostro Paese il disagio di accedere a prestazioni oculistiche di qualità, sia diagnostiche che chirurgiche, è dovuto a molteplici condizioni: tra queste il fatto che le cure oculistiche sono ritenute “elettive”, non salvavita; da ciò la scarsa attenzione delle Istituzioni per questa specialità medica, talmente sottofinanziata da assorbire solo l’1% della spesa sanitaria pubblica.
Si confida in un intervento correttivo da parte delle Istituzioni regionali e nazionali, all’esito della pronuncia del TAR Lazio attesa nei prossimi giorni, anche per questo settore.