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Il personale del Servizio Sanitario Nazionale è costituito dal personale dipendente che opera nelle Aziende Sanitarie Locali (strutture territoriali ed ospedali), nelle Aziende Ospedaliere e nelle Aziende Ospedaliere Universitarie. Ad esso si aggiunge il personale dipendente dell’Università che eroga prestazioni assistenziali presso le Aziende Sanitarie, il personale delle strutture equiparate al pubblico cioè dei Policlinici universitari privati, degli Istituti di Ricovero e Cura a Carattere Scientifico (IRCCS), degli ospedali classificati, degli istituti qualificati presidi delle USL, degli enti di ricerca. Inoltre, poiché concorre all’erogazione delle prestazioni sanitarie per conto del Servizio Sanitario Nazionale, è stato considerato anche il personale delle case di cura convenzionate, la cui consistenza è rilevata attraverso i flussi informativi correnti e il personale sanitario a rapporto convenzionale. Infine, per quanto concerne i servizi non ospedalieri, le informazioni attualmente disponibili riguardano il personale delle strutture di riabilitazione ex art 26 legge 833/78, i medici di continuità assistenziale, i medici di medicina generale ed i pediatri di libera scelta. Dalla sommatoria e dall’integrazione dei dati disponibili dalle varie fonti informative analizzate, è possibile pervenire al computo del personale del sistema sanitario italiano. In particolare, al 31 dicembre 2022 risultano lavorare presso le strutture sanitarie del sistema sanitario nel suo complesso: 238.378 medici, 353.629 unità di personale infermieristico, 57.363 unità di personale con funzioni riabilitative, 48.752 unità di personale tecnico sanitario e 10.907 unità di personale con funzioni di vigilanza ed ispezione che operano nei vari livelli di assistenza: medicina primaria, riabilitazione, ospedaliera, ambulatoriale. È quanto si legge nel rapporto appena pubblicato dal Ministero della Salute sui dati raccolti negli ultimi 5 anni. Dall’analisi effettuata è emerso, in particolare, un aumento del numero di personale assunto a tempo indeterminato: da 49.427 unità a 52.593 persone con contratto a tempo indeterminato (+3.166). Si assiste, inoltre, ad un trend di presenze in crescita nelle case di cura private convenzionate. Difatti, quello che colpisce è la  “migrazione” dei medici che, in questo arco temporale, si collocano con alcune differenze nelle strutture pubbliche e private: calano di poco gli universitari nelle Asl, Ao Irccs pubblici e Ares (-449) e sono sostanzialmente stabili i numeri dei camici bianchi nelle strutture equiparate al pubblico, cresce invece la presenza di medici nelle case di cura convenzionate (+ 2.481 rispetto al 2017) e in quelle non convenzionate +1.564. Il numero totale di personale aumenta di 6.050 unità (da 89.270 passa a 95.320 unità). Ed inverto nelle case di cura private convenzionate, il numero totale di personale aumenta di 6.050 unità (da 89.270 passa a 95.320 unità). Il personale assunto a tempo indeterminato è cresciuto di 4.931 unità (da 57.227 a 62.158) mentre quello con “altro tipo di rapporto” che fa la parte del leone è pari a 29.510 unità (+1.621). In particolare aumenta la presenza dei medici: +2.391 rispetto al 2017 (da 24.213 a 26.604 medici). Quelli assunti a tempo indeterminato sono 5.164 e quelli con altro tipo di rapporto sono 21.354 (+2.175 rispetto al 2017), mentre la presenza di personale infermieristico aumenta di 886 unità (da 26.964 a 26.950). Quasi tutti assunti a tempo indeterminato (23.712). Aumenta anche il numero totale di personale nelle case di cura private non convenzionate: da 7.735 passa a 9.767 facendo registrate un aumento di 2.032 unità. Anche nel “privato privato” cresce la presenza di medici: +1.662 (da 3.268 a 4.890). La quasi totalità ha un rapporto di lavoro libero professionale. Cresce invece di poco il numero degli infermieri +239 (da 1.506 a 1745). La raccolta e l’elaborazione dei dati acquisiti ha permesso di avere un quadro completo da cui è emerso che l’età media dei medici del SSN nel 2022 è pari a 49,9 anni (47,7 per le donne e 52,3 per gli uomini), dato che, se paragonato all’analogo indicatore calcolato per l’anno 2013 pari a 51,6 anni, mette in evidenza un maggior ricambio generazionale avvenuto negli ultimi anni. Si conferma inoltre, un incremento della quota femminile nella professione, con una maggiore presenza di donne nelle classi più giovani. Tuttavia, dall’analisi della piramide delle età è possibile osservare come la classe di età compresa tra 60 e 64 anni sia ancora la più numerosa e come a quella di età compresa tra 25 e 29 anni corrisponda invece, la percentuale minore. La quota di donne medico sul totale è superiore a quella degli uomini nelle fasce di età inferiori ai 50 anni. Inoltre, il 42,3% dei medici di famiglia ed il 69,9% tra i pediatri di libera scelta è di sesso femminile. L’analisi della distribuzione per aree geografiche, poi, ha evidenziato come i medici che operano nelle strutture pubbliche sono così ripartiti: Italia settentrionale 45,1%, Italia centrale circa 21,0%, Italia meridionale ed Isole rispettivamente 21,7% e 12,2%. Per quanto concerne la medicina specialistica ambulatoriale, si annoverano 14.197 medici convenzionati (fonte: SISAC) con 18.589.366 ore remunerate. Gli specialisti ambulatoriali sono presenti al Nord con una percentuale pari al 32,2% rispetto al numero complessivo, al Centro pari al 23,6%, al Sud pari al 32,9% e al 11,2% nelle Isole.