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La riforma voluta dal Governo prevederebbe il passaggio per i medici di base dalla libera professione ad un rapporto di dipendenza con il Servizio Sanitario Nazionale. Molti non sono d’accordo ed è per questo che la bozza di riforma è ancora in discussione ed ha suscitato aspre critiche dagli addetti ai lavori.

A cambiare sarà anche il percorso formativo per diventare medico di medicina generale. Si passerà, infatti, da un corso triennale organizzato a livello regionale a una specializzazione universitaria della durata di quattro anni, equiparata a quella degli ospedali.

 Infatti, il nuovo modello in discussione prevede che i medici di famiglia alternino l’attività svolta verso i propri assistiti con quella a disposizione delle comunità locali: in base al testo, i dottori sarebbero infatti chiamati a esercitare la professione (oltre che nei propri studi) anche all’interno dei nuovi presidi territoriali, garantendo una copertura dalle 8 alle 20 con servizi diagnostici avanzati. Le ipotesi di riforma della professione si accavallano e scontentano tutti o quasi. Nel giro di quarantott’ore, da ambienti vicini al governo sono arrivate due diverse proposte. La prima è un DDL targato Forza Italia secondo cui i medici di medicina generale dovrebbero dedicare venti ore settimanali ai propri assistiti e diciotto alle case di comunità, i mille presidi socio-sanitario in corso di realizzazione grazie ai fondi PNRR e dedicati alle cure primarie della cittadinanza. Secondo il progetto forzista, i medici manterrebbero l’attuale status di lavoratori autonomi convenzionati con il Ssn. L’altra proposta è filtrata grazie a uno scoop di Milena Gabanelli, che sul Corriere della Sera ha rivelato che il ministro della salute Orazio Schillaci sta pensando a un’analoga distribuzione oraria, ma con i medici dipendenti diretti del Servizio sanitario nazionale al pari degli ospedalieri. Forte preoccupazione e indignazione riguardo proprio alla possibile trasformazione dei medici di medicina generale in dipendenti del Sistema Sanitario Nazionale sono state espresse dal Consiglio Nazionale della Fimmg (Federazione Italiana Medici di Medicina Generale) in una apposita mozione approvata durante la riunione del Consiglio a Roma. La mozione condanna l’ipotesi di un passaggio a dipendenti e ribadisce che ciò porterebbe al collasso dell’assistenza sul territorio e alla privatizzazione dei servizi sanitari. Secondo il Consiglio Nazionale della Fimmg, l’eventuale modifica del ruolo giuridico del medico di medicina generale sarebbe inaccettabile. “Questo cambiamento rischierebbe di minare il rapporto fiduciario tra medico e paziente e di compromettere l’organizzazione delle Cure Primarie, fulcro del nostro Ssn”, ha affermato Silvestro Scotti, Segretario Generale Nazionale della Fimmg. A tal proposito in un intervento pubblico sulla riforma della Sanità e sulle liste d’attesa il ministro della Salute sottolinea come dopo le ispezioni dei Nas appena concluse che hanno mostrato come un quarto degli ospedali non rispetti le regole ci sono “notevoli miglioramenti” rispetto alle ispezioni dell’anno precedente, “ma ancora ci sono tante pratiche che vanno migliorate e la legge lo consente senza bisogno di decreti attuativi che tra l’altro sono tutti in via di emanazione. Penso al Cup unico o al divieto assoluto di chiudere le liste d’attesa e le prenotazioni. Per questo – continua Schillaci – c’è bisogno della completa partecipazione di tutti, in particolare delle Regioni”. Il ministro della Salute rilancia anche sulla riforma dei medici di famiglia: “Ne stiamo discutendo con le Regioni e ovviamente teniamo anche in considerazione quelle che sono le opinioni dei medici di medicina generale. Io credo però che sulle case di comunità e sulla medicina territoriale non possiamo assolutamente arretrare: abbiamo bisogno della leale collaborazione dei medici di medicina generale e sono certo che ci sarà per far funzionare meglio la medicina territoriale, visto che da questa dipendono tanti problemi come il sovraffollamento del pronto soccorso e poi bisogna anche stare a sentire quelle che sono le esigenze dei nuovi medici”.