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Dall’analisi dei dati forniti dalla Ragioneria generale dello Stato negli ultimi 20 anni si rileva come la spesa per acquisti da privato è cresciuta di 12 miliardi per attestarsi nel 2023 vicino a quota 27 miliardi e rappresenta il 20,3% della spesa totale (nel 2013 era al 18,2%). È da notare come, a parte il periodo pandemico, a partire dai primi anni 2000 la spesa per acquisti da privato sia cresciuta progressivamente per arrivare nell’ultimo decennio ad un livello sostanzialmente stabile a riprova del fatto che ormai la componente privata rappresenta un vero e proprio pilastro che appare irrinunciabile per il Ssn. Emerge chiaramente, quindi, come in Italia la Sanità pubblica non può fare a meno di quella privata.

Va evidenziato, poi, come ad utilizzare di più il privato siano le Regioni in piano di rientro o commissariate (Lazio, Abruzzo, Molise, Campania, Calabria, Sicilia e Puglia) che in media sono al 23,9%, mentre quello non in piano di rientro (Piemonte, Lombardia, Veneto, Liguria, Emilia-Romagna, Toscana, Umbria, Marche e Basilicata) si attestino al 18,9% in media.

Ad usare molto meno il privato accreditato sono le regioni e province autonome (Valle d’Aosta, Friuli Venezia Giulia, Sardegna e e province autonome di Trento e Bolzano) che in media stanno all’11,7%.

Altro fattore che contribuisce al fenomeno è rappresentato dalla circostanza che l’imprenditoria italiana ha individuato nel settore sanitario una crescente possibilità di sviluppo. Sono sorti diversi ospedali privati, diversi centri diagnostici e laboratoristici, si è sviluppato soprattutto il settore assicurativo integrativo che ha permesso a molti di accedere alle prestazioni erogate privatamente.

I dati dell’ultima relazione del MEF mostrano una spesa sanitaria convenzionata diventata un quarto del totale della spesa sanitaria, mentre solo sette anni fa era meno di un quinto. Il dato sulla spesa sanitaria viene confermato dall’ISTAT nel relativo “sistema dei conti della Sanità”. Investimenti pubblici e investimenti privati sono le possibili modalità per rendere più forte il sistema Paese. Il privato accreditato eroga, in modo ormai consolidato, circa il 70 % delle prestazioni di lungodegenza e riabilitazione (le cosiddette prestazioni post-acute), il 65 % di quelle ambulatoriali, il 25 % di quelle per acuti con alcune Regioni al 50 % (Lazio), altre al 40 % (Lombardia) e altre ancora tra il 30 e il 40 % (Campania e Puglia). Gestisce l’84 % delle strutture Rsa.

“La pandemia ha dimostrato che una collaborazione virtuosa tra sanità pubblica e privata convenzionata può aumentare la capacità di risposta del Sistema Sanitario ai bisogni dei pazienti. Il privato convenzionato è parte integrante del servizio pubblico e come tale vogliamo che contribuisca in pieno a soddisfare la domanda di salute dei cittadini”.  Questa la dichiarazione del Ministro della Salute Orazio Schillaci che in più occasioni ha esternato sul tema.  Dunque, è necessario prendere atto che i due sistemi, erogando entrambi legittimamente prestazioni pubbliche, devono trovare un’integrazione governata dalle istituzioni, nazionale e regionali, in applicazione delle relative normative. In breve, la strada da percorrere, nell’interesse prioritario dei cittadini, è quella di una costante e leale collaborazione istituzionale tra i due settori. In questo agire legittimo si viene a realizzare quella auspicabile sinergia, ma che deve necessariamente trovare un perimetro nel quale concretizzarsi e consolidarsi, in assenza della quale non rimane che una deriva incontrollata, quale è avvenuta finora, fortemente nociva per il Ssn.