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Il Ministro Orazio Schillaci ha scelto la città di Foggia per celebrare la Giornata nazionale di Educazione e Prevenzione contro la violenza nei confronti degli operatori sanitari e sociosanitari istituita proprio dal Ministero della Salute il 12 marzo di ogni anno. Foggia è stata scelta come città simbolo, luogo di ripartenza verso una maggiore sicurezza del personale medico, attesi i gravi episodi di violenza verificatisi, che hanno visto coinvolti più di 50 persone, contro medici e infermieri, evidenziando una situazione insostenibile. “Questa giornata è un segnale forte, un momento per fare fronte comune contro un fenomeno inaccettabile,” ha dichiarato Schillaci. Il ministro ha ribadito l’urgenza di rispondere a questa realtà con azioni concrete, perché ogni aggressione è una minaccia alla sicurezza di chi lavora per il benessere di tutti.

I dati forniti dal Ministero della Salute sono davvero allarmanti. Ogni anno, più di 18.000 aggressioni vengono registrate a livello nazionale, coinvolgendo circa 22.000 professionisti sanitari.

È quanto emerge dal monitoraggio effettuato dall’Osservatorio nazionale sulla sicurezza degli esercenti le professioni sanitarie e socio-sanitarie (ONSEPS), istituito presso il Ministero della Salute, che ha specifici compiti di monitoraggio, studio e promozione di iniziative volte a garantire la sicurezza dei professionisti sanitari. Questi numeri parlano chiaro: la situazione è grave e richiede interventi urgenti. Schillaci ha evidenziato che si tratta di episodi inaccettabili, il governo si è attivato per inasprire le pene come azione deterrente. Si assiste, infatti, ad un trend in diminuzione. “Non dobbiamo abbassare la guardia – ha dichiarato il Ministro della Salute Orazio Schillaci proprio in occasione della Giornata nazionale contro la violenza nei confronti degli operatori sanitari e sociosanitari -. La sicurezza del personale sanitario e sociosanitario non è uno slogan, è una priorità. Per questo abbiamo approvato norme severe fino all’arresto in flagranza anche differita. Grazie al lavoro dell’Osservatorio abbiamo rafforzato le attività di prevenzione e formazione e insieme a tutte le categorie resta forte l’impegno per sensibilizzare i cittadini e promuovere la cultura del rispetto e della fiducia”. I dati raccolti per il tramite dei Centri Regionali per la Gestione del Rischio Sanitario, relativi alle segnalazioni volontarie dei professionisti operanti in strutture pubbliche e private accreditate, confermano, che per il 2023, a segnalare i 2/3 delle aggressioni sono state professioniste donne (oltre il 60%), i professionisti maggiormente coinvolti sono infermieri, medici e OSS e che i setting più rischiosi sono l’ospedale, il pronto soccorso e l’ambulatorio. Nel 70% dei casi le aggressioni sono di tipo verbale e il 67% degli aggressori sono utenti/pazienti. È opportuno ricordare che a un maggior numero di segnalazioni non corrisponde necessariamente una più alta incidenza di aggressioni in un determinato contesto territoriale, ma una specifica attenzione al monitoraggio del fenomeno. L’aumento delle segnalazioni rispetto allo scorso anno (+15%), infatti, rispecchia una maggiore consapevolezza dell’importanza della denuncia e una migliore efficacia dei sistemi di segnalazione che hanno, probabilmente, portato più professionisti a denunciare episodi che in passato non avrebbero segnalato. “Abbiamo rafforzato, insieme al Ministro Piantedosi -aggiunge il Ministro Schillaci – la presenza delle Forze dell’Ordine all’interno degli Ospedali, sia come presidi che come numero di persone impiegate all’interno degli Ospedali stessi”. “Non è solo un problema di deterrenza, bisogna fare tanta prevenzione ed è anche un problema culturale, bisogna far capire che è una cosa inaccettabile vedere operatori sanitari e sociosanitari aggrediti proprio dai pazienti di cui si stanno prendendo cura”. Con un servizio sanitario nazionale “più moderno, più performante, anche l’impatto sulla violenza contro gli operatori sanitari ne potrà risentire in maniera favorevole – ha proseguito il ministro -. Siamo impegnati nell’utilizzare appieno, nel miglior modo possibile, i fondi del Pnrr per la medicina territoriale, per la telemedicina e per la digitalizzazione”. L’obiettivo è, dunque, promuovere una cultura del rispetto che permetta a chi lavora nella sanità di farlo senza paura, senza doversi preoccupare di aggressioni ma concentrandosi in quella che resta pur sempre una missione: prendersi cura della Vita delle persone.